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Parla poco, ascolta assai e giammai non fallirai.
* Proverbio Popolare *

Seppure in maniera estremamente sintetica, sono già state sottolineate alcune evidenze che mostrano come sia molto importante far attenzione non solo a cosa una persona sta dicendo (il contenuto verbale) ma anche come la sta esprimendo (la parte di relazione).
E’ fondamentale quindi “ascoltare realmente” i colleghi del gruppo di lavoro se vogliamo effettivamente instaurare un rapporto di comunicazione positivo ed efficace.
Se infatti “udire” vuol dire “percepire parole e suoni emessi dall’interlocutore”, ascoltare indica “uno sforzo di comprensione ed attenzione a quello che l’altro vuol effettivamente esprimere” e quindi presuppone che invece di utilizzare in maniera automatica i nostri schemi di riferimento, ci manteniamo ricettivi rispetto a noi stessi e alle informazioni che giungono dall'altro, concentrandoci non solo sul “dato”, ma soprattutto sul “senso” che il messaggio porta.
Teniamo ben presente che, nella misura in cui vogliamo imporre agli altri la nostra realtà essa sarà respinta.
Nella misura in cui mi metterò in ascolto attivo della realtà degli altri, anche la mia sarà accolta favorevolmente.
Per ascoltare occorre quindi un notevole sforzo di volontà ed un atteggiamento appropriato, abbandonando alcune diffuse abitudini che vengono riassunte qui di seguito:
L’ascolto “neutro o indifferente”
Si è fisicamente presenti ma si tende ad ignorare chi parla … magari nascondendosi dietro lo schermo di un computer.
L’ascolto “impaziente”
Si è concentrati sul cosa dire e si freme nell’attesa di poter parlare …
Spesso porta ad una comunicazione frammentata in quanto portati ad interrompere chi sta parlando.
L’ascolto “dall’alto in basso”
Si pensa di aver già capito tutto di ciò che l’altro vuol dire e quindi non lo si ascolta più, anzi si tende ad interromperlo.
L’ascolto “preconcetto”
Si ascolta solo ciò che si vuole sentir dire. Oppure solo quello che ci interessa. È una sorta di ascolto in un contesto di pregiudizio.
L’ascolto “auto-referenziato”
Si è incapaci di mettersi nei panni dell’interlocutore e di accettare il suo punto di vista. Si traduce il messaggio che ci viene comunicato secondo i propri riferimenti, spesso con distorsione del significato originale.
L’ascolto “superficiale”
I messaggi vengono distorti, in quanto filtrati e interpretati attraverso i nostri schemi ed i nostri giudizi.
L’ascolto “emotivo”
Non si riesce a cogliere l’essenza del messaggio perché viene alterato  dallo stato emotivo dell’ascoltatore. Si “legge” traducendo ogni frase in base alle proprie emozioni e non a quelle dell’interlocutore.
L’ascolto “pragmatico”
Si è realmente tesi all’ascolto, ma solo dei fatti e dati senza dare peso all’aspetto emozionale.
L’ascolto “distratto o annoiato”
Si ascolta forzatamente sotto l’impulso della fretta, della stanchezza, dell’insofferenza. Si fanno altre attività in contemporanea, illudendosi di comprendere appieno ciò che viene comunicato, salvo essere smentiti nel momento in cui si viene chiamati in causa.

Per concludere, vengono fornite alcune sintetiche indicazioni per favorire il proprio processo di ascolto attivo: